Ignorantate Olimpiche: la top 10

L’Olimpiade appena conclusa ha regalato copiose dimostrazioni di ignoranza più o meno voluta. Ecco la mia top 10, sempre in rigoroso ordine sparso.

Sdoganamenti – parte 1: Adrian Carambula e la Skyball

Lo ammetto candidamente, non sono una fanatica del beach volley guardato. Mi piace come ignorantata da spiaggia, televisivamente non mi conquista. Poi due settimane fa mi capita di beccare il primo match della coppia Ranghieri-Carambula e vedo quest’ultimo frustare una specie di servizio no look dal basso. Exploit di Juantorena di qualche anno fa a parte, non vedevo una battuta dal basso dai tempi dei tornei scolastici del liceo. E di questa efficacia non ne ho mai viste oltre Mila e Shiro.

Sdoganamenti – parte 2: Pippo Lanza a pugno chiuso
Italia-USA, secondo match della pool A, terzo set, 24-23 Italia. Ci siamo appena giocati la caviglia di Birarelli e siamo a rischio corto circuito. Filippo Lanza riceve una palla attaccata a rete, senza angolo e con muro statunitense granitico e piazzatissimo. Se prova ad appoggiarla per rigiocare, lo stampano. Se prova a sfondare in mezzo, lo stampano. E allora sceglie l’unica alternativa possibile, ma difficilmente immaginabile, per fare punto diretto: chiude il pugno e scarica tutta la forza che ha sulla palla per pizzicare l’ultimo millimetro di falangi di David Lee (non Pinco Pallo, David Lee). Mani out, set in cascina e riabilitazione di tutti i fischioni tirati nei tornei scolastici di cui sopra.

Anche i ricchi piangono: lo “scoglio” in bagher di Simone Giannelli
Essì, capita anche ai migliori baciati dal talento puro. Durante il match-allenamento del girone eliminatorio contro il Messico al Gianna nazionale sfugge un orripilante bagher d’appoggio che invece di finire rigiocabile in mezzo al campo si spegne sul secondo anello del Maracanazinho. Implacabile il nonnismo dei suoi compagni di squadra, che negli spogliatoi lo zimbellano così. E lui, in quanto Divino, abbozza e si presta.

Diapositive: la faccia di Earvin Ngapeth sull’ace di Antonov
Senza ombra di dubbio l’Immagine della prima settimana olimpica. L’espressione basita di Ngapeth sull’ace di Oleg Antonov che chiude la prima uscita dell’Italvolley a Rio è cosa che non si dimentica. Specie se Earvin decide a suo rischio e pericolo di sboroneggiare a mezzo social network sproloquiando contro Zaytsev, i tarallucci e gli italiani ladroni (mafia, pizza e mandolino hanno appena sporto querela per la mancata citazione).
Il fatto che i cugini abbiano salutato mestamente il Brasile con 2 vittorie su 5 e parecchi giorni di anticipo sulla prevista tabella di marcia è la perfetta cornice alla diapositiva (si ringraziano sentitamente i Pallavolisti Brutti per l’immagine):

ngapet

Spirito Olimpico: la storia d’amore tra Polonia e Iran
Con tutte le big dall’altra parte, la pool B del torneo olimpico non se la sarebbe cagata nessuno, non fosse stato per la dichiarazione d’amore che Michal Kubiak e Bartosz Kurek, i Fratelli di Kappa del volley mondiale, hanno voluto fare ai simpatici e pacati iraniani durante il loro romantico incontro. Dopo aver siglato il punto decisivo del 3-2, Kubiak ha infatti espresso tutto il suo sentimento esibendosi nel gesto del “suca” verso l’intera squadra di Lozano, copiato immediatamente da Kurek, indispettito per non esserci arrivato prima. Marouf e compagnia l’hanno presa bene accennando alla rissa sotto rete (gli arbitri nel frattempo facevano pausa caffè).
Non più tardi di un mese fa Kubiak dichiarava tronfio che non avrebbe accettato qualsiasi risultato al di fuori dell’oro. Visto il livello di gioco espresso, forse parlava del Mongolino.

Premi che sfuggono di mano: il dream team di Rio
Sui premi individuali io ho un’opinione moderata: li eliminerei. Trasudano campanilismo e rasentano il ridicolo. Non fosse che consegnano quattrini ai vincitori, sarebbero inutili. A Rio però abbiamo toccato vette di assoluta ignoranza.

dream team

A parte l’evidente nazionalismo e che sull’MVP possiamo discutere due mesi (suona più o meno come Leone d’Oro alla carriera), dove cazzo è Maxwell Holt? e perché Russell sì e Juantorena no? mistero della fede (e della FIVB).

 

Segnali inequivocabili: il punto involontario di Massimo Colaci
“Al servizio Maxwell Holt… eeeeh ace di Holt…NO, NO, NO!. Punto di Colaci! Il punto è del libero!”.
Alessandro Antinelli racconta la ricezione lunga, ma in campo, che ci regala il punto del 13-9 nel tiebreak contro gli USA. Lì abbiamo capito che non si poteva più perdere.
Gloria meritata per Colaci, specie dopo aver tentato di assassinare il primo arbitro nel parapiglia susseguente al tocco di Russell sul servizio di Birarelli nel primo set.

Gelo in studio: i baffi di Taylor Sander
In evidente carenza di attenzioni lo statunitense ex Verona Taylor Sander qualche giorno fa si presenta in campo così:
Taylor+Sander+OEXrKIfqSbim
e già così sarebbe sufficiente.
Ma io dico, cristo santo: già c’hai di fianco Matt Anderson e il confronto è impietoso in partenza… quella striscia di moquette sul labbro che cazzo è? un avanzo del pavimento del villaggio olimpico? va bene il riciclo, ma ora non esageriamo.

Chicco Superstar – parte 1: la tamarranza involontaria di Gianlorenzo Blengini
Fino ad ora Gianlorenzo Blengini si notava a bordo campo essenzialmente per il colletto della polo alzato, trend fighetto e inguardabile superato da circa 15 anni. A Rio la magia dell’Italvolley è stata devastante e lui ha deciso a suo modo di contribuire tenendo il colletto dell’elegante polo blu Armani al suo posto, ma con qualche concessione tipicamente tamarra: una taglia più piccola e bottoni slacciati. Il suo tirarsi su i calzoni con decisione da bullo in diretta planetaria durante il deleterio terzo set della semifinale Italia-USA è stato senza dubbio il gesto decisivo che ha dato il là alla rimonta azzurra consegnando il match alla Leggenda. Grazie Chicco.

Chicco Superstar – parte 2: Gianlorenzo Blengini e il time out emozionale
“Ragazzi, vi vedo un po’ contratti. Oooooh! Noi giochiamo per il primo posto, loro per restare vivi. Quelli con il dito in culo sono loro”.
Non sapendo come scuotere la squadra ad inizio terzo set di Brasile-Italia di dieci giorni fa, Chicco si gioca la carta dei sentimenti. Impossibile non inserirlo nella top ten. Anche se rileggere queste parole all’indomani della finale ci fa sentire un certo brivido da quelle parti.

chicco
MVP

 

Grazie a tutti per la compagnia olimpica su Twitter. Visto che chi vi scrive torna mestamente al proprio lavoro impiegatizio, questo blog va un po’ in ferie. Ci si risente da Modena per la Supercoppa.

 

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2 risposte a "Ignorantate Olimpiche: la top 10"

  1. ilearnedtodance2016

    Il punto di Colaci è stato il vero segno del cielo. Penso che pochi in quel momento abbiano avuto dubbi su come sarebbe finita 😉

    Mi piace

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