Volley all’eternit: fenomenologia del bimbominkismo

 

In queste giornate di pasti abbondanti e fancazzismo spinto la Superlega ha visto i suoi protagonisti comunque impegnati in due turni di campionato, che per noi aficionados hanno rappresentato una piccola tregua dall’overdose di parenti e dal tasso alcolico perennemente a livelli d’allerta.
Ah no, quello è rimasto.

Abbiamo già parlato della visibilità del volley e, parzialmente, anche del correlato e dilagante fenomeno del bimbominkismo. Ci siamo anche già chiesti se è questa la notorietà che vogliamo per la pallavolo in Italia.
La risposta è che non la vogliamo, non la vorremmo, ma (solo?) questo abbiamo. Dunque cerchiamo di capire.

Chi è il/la bimb(o)aminkia tipo che frequenta i palazzetti?
Generalmente donna, spesso (attenzione: spesso, non sempre) adolescente, padronanza dei dispositivi elettronici inversamente proporzionale all’utilizzo della lingua italiana, attività da stalker di primo livello nello scovare qualsiasi fotogramma riguardante l’oggetto del desiderio.
Nella maggior parte dei casi, la conoscenza della pallavolo come sport nel curriculum della bimbaminkia tipo è da ritenersi opzionale: per essere qualificata spesso è sufficiente mettere il like alla foto del cartonato di Ivan Zaytsev a Selfie, oppure chiedere a gran voce il ritorno di Dragan Travica in nazionale, perché “è troppo un cuoricino (cit.)”.
In effetti non vediamo l’ora.

Interrogati a tal proposito i giocatori incassano e farfugliano un “fa sempre piacere” tra il diplomatico e il pinocchiesco, a volte però anche a loro scende la proverbiale catena e si ribellano all’invasione, con alterne fortune.

E’ di pochi giorni fa una reazione, all’apparenza stizzita come Luigi Di Maio quando svanisce l’effetto dell’amido sul colletto della camicia, di Matteo Piano al tweet di una tifosa che dopo Padova-Modena del 29 dicembre scorso lo “accusava” di non aver voluto scattare una foto dall’alto.
Cose che ti segnano la vita.
Nonostante Matteone sia, almeno a sensazione, uno dei più ben disposti all’abbraccio collettivo, personalmente la vena ironica non l’ho compresa.
O è il potere dell’essere troppo vecchie.

pianotweet
Scusa Mattè, non l’abbiamo capita

La diapositiva qui sotto si riferisce all’ultimo match di Trento giocato a Latina settimana scorsa e ci mostra Simone Giannelli alle prese con uno stuolo di ragazzine lanciatesi in campo col paracadute a un nanosecondo dal fischio finale. Abituato a dirigere il traffico di palloni spinti della Diatec con una nonchalance da fare invidia al vigile del pennello Cinghiale, il regista bolzanino non si fa certo spaventare dall’orda umana attorno a lui, prende in mano la situazione e vestito di un’invisibile tenuta antisommossa chiede divinamente spazio con la sola imposizione delle mani.

gianbm
Giannelli spiega con garbo e diplomazia il concetto di spazio vitale 

Consueta e ripetitiva come il disagio del lunedì mattina, testata e successivamente brevettata dopo anni di allenamento ed esperienza è, invece, la tattica di fuga di Luca Vettori, nostro intellettuale di riferimento, inspiegabilmente capace di volatilizzarsi ad ogni fine dei giochi lasciando le povere fan in una valle di lacrime e latente risentimento.

Se Giannelli è il nuovo che avanza, Vettori è una delle prime vittime incolpevoli dello stalkeraggio pallavolistico postmoderno eseguito a colpi di smartphone e principale protagonista di storie fantastiche a lui dedicate.
Per completezza d’informazione decido allora di avventurarmi nella terra finora sconosciuta di un fenomeno letterario di ampia diffusione tra il popolo delle bimbeminkia: le fanfiction.
Sintetizzando: trattasi di racconti, più o meno brevi, in cui le autrici disegnano un mondo immaginario nel quale uno o più pallavolisti si innamorano di loro, generando un caos che fa sembrare gli sceneggiatori di Beautiful squallidi dilettanti. Giocatori e allenatori diventano fidanzati, amici, nemici, amanti, parenti, tutto in un unico brodone primordiale: il big bang della Superlega è Wattpad e noi non lo sapevamo, un fantastico mondo parallelo in cui scopri che ci si fidanza con un bacio sulla guancia, ragion per cui ci si può sentire legittimati a stilare con inusitata tracotanza una nuova ex-list lunga come un rotolone Regina.

Prima di approcciare questo tipo di prosa, però, un avvertimento: dovrete accettare, del tutto consapevolmente, di ridurvi temporaneamente i neuroni in poltiglia.
Dopo un paio di giorni tornerete arricchiti di nuove esperienze, e quasi normali.

Prendo una fanfiction a caso e parto.
L’incipit è il seguente:
“Cambiamento. Una parola, dieci lettere”
Infatti sono undici.
Ci sono già i presupposti per dare fuoco a qualcosa. Cambio.
Nel secondo racconto la protagonista ascolta la radio in macchina e scopre che Vettori non sa chi siano i Nirvana perché, dice lui, “ascolto solo quello che Teo mette nella sua playlist“.
Falso storico troppo falso. Cambio.
La terza ha un titolo promettente: Amore eternit. E’ lunga più o meno come Delitto e Castigo, ha un qualcosa di tossico già dal nome, ma sentiamo subito odore di Pulitzer quando l’autrice inaugura la storia lanciandosi in un impeccabile inglese appreso alla British School “Simone Buti” di Fucecchio.

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Ah.

Scopriamo dunque che la protagonista, Ludovica, è la figlia di Donatella Versace (ah) e conosce la nazionale maschile di volley durante il mondiale in Polonia.
L’acme però lo raggiungiamo quando Ludovica svela ai suoi nuovi amici le sue esperienze professionali:

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Sembra la solita tiritera, ma qui non ci fidanza con un bacetto: la ragazza è già navigata, instaura di comune accordo con Lanza un rapporto puramente carnale e porta la squadra a sbocciare male tutte le notti sommersi da fiumi di vodka e champagne.
La vicenda prosegue narrando lotte tra maschi alfa per il territorio e confessioni postcoitali, la linea temporale si allunga fino ai giorni nostri e dopo cinquantanove capitoli e ore di sanguinamento oculare apprendiamo che le Olimpiadi di Rio in realtà le abbiamo vinte, Filippo Lanza MVP.
Partita un’imprecazione a scuotere l’Adriatico per tutta la sua estensione, decido che lo strazio può terminare.

Non sappiamo se questa lettura ci cambierà per sempre, o se è l’effetto dell’eternit, ma una cosa ce la siamo spiegati: il disastroso mondiale polacco di tre anni fa.

Era tutta colpa di Ludovica.

PS: un grande ringraziamento a tutti i malati di mente del Twitter per il loro preziosissimo contributo. La vostra proverbiale follia è sacra.

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