Superlega: psychoanalisi dei playoff che verranno

Mandata in archivio la Regular Season, proviamo ad analizzare gli accoppiamenti dei quarti playoff.
Ospite d’onore: Eddie Vedder.

Lube Civitanova – Tonno Callipo Vibo Valentia

Cominciamo con il fare i complimenti a Vibo, uscita vittoriosa ieri da Ravenna nello scontro diretto per l’ottava e ultima piazza disponibile per l’accesso ai playoff. Al netto del suicidio della Bunge, alla quale, mancando fatalmente Torres nei momenti chiave, non è bastato il meraviglioso mancino di Julien Lyneel, la Tonno Callipo è una realtà che, nel suo piccolo, si fa strada da anni nel volley che conta lavorando e sgomitando, seppur con un organico sulla carta non all’altezza di gran parte delle squadre che si è messa dietro. Chapeau al gruppo, a Waldo RiccardoCocciante Kantor e a Manuel Coscione, palleggiatorino di qualità al quale, nei suoi anni d’oro, è stato ingiustamente negato un meritato spazio in azzurro.Ora ai calabresi spetta quella che sarà probabilmente la passerella d’onore della stagione contro la Lube, regina senza crepe della Regular Season. Appunto: forse fin troppo granitica.Fino ad ora nessuna nuvola si è posata sulle teste della truppa di Blengini, a differenza delle sue concorrenti dirette che hanno avuto tutte problemi più o meno irrisolti. Può essere il segno di un equilibrio definitivo, ma paradossalmente questo equilibrio è tenuto in piedi da fili sottilissimi. Ok, Juantorena da Rio fino ad oggi sembra essere stato messo sotto spirito tanto gioca da dio, Sokolov ha riportato quiete e continuità in posto due e il ritrovamento nel sottoscala dell’infermeria di un Kovar a livelli accettabili ha permesso a Christenson di avere tranquillità di manovra e a Grebennikov di smettere i panni del cassintegrato di lusso. Eppure se una sola di queste pedine salta, la prospettiva di un effetto domino pare devastante. La pur lodevole Vibo non credo sarà capace di far saltare un banco di rovere come Citanò, ma all’ombra del Conero a fine Regular Season si era sorriso anche l’anno scorso. Ciò che fu dopo è storia recente.

Diatec Trentino – Gi Group Monza

Trento ha legittimato il suo secondo posto con la vittoria su Modena di domenica scorsa, peraltro scoperchiando con un immaginario apriscatole tutti i fantasmi e gli attriti recenti dell’Azimut. Il match di oggi doveva essere giusto un aperitivo dei quarti di finale e così è stato: Diatec sempre in controllo, Monza drammaticamente deficitaria in ricezione e dai nove metri. Leandro Vissotto ha centimetri e un passato che parla per lui, ma è parso appesantito dagli anni e fisicamente zavorrato; ha portato qualcosa in più, non abbastanza per cambiare volto alla squadra di Falasca, che somiglia a una bella ricamatrice di trame – Nikolino Jovovic in questo è una garanzia – che non arriva mai a completare la tovaglia. La Trento di oggi è sembrata avere una manciata di marce in più, nonostante perseveri in certe imprecisioni nelle fasi di difesa e ricostruzione. A muro è una sentenza, al servizio ha preso ritmo rispetto ai numeri inquietanti della prima parte di stagione, la velocità di distribuzione un’arma in più quando la ricezione tiene. Lorenzetti continua nella sua girandola di cambi, il suo staff esibisce palette numerate come fossero estrazioni del lotto, non si capisce se perché indeciso sullo starting six o se è un metodo studiato per destabilizzare l’avversario. Per il momento destabilizza sicuramente me, in ogni caso per ora ha avuto ragione lui.

Sir Safety Conad Perugia – LPR Piacenza

Terza contro sesta e qui alziamo il livello di allerta. Non troppo: la Piacenza degli ultimi due mesi, exploit di Coppa Italia a parte, non ha brillato per risultati e qualità di gioco. Ma quell’exploit lo ha conquistato prendendosi proprio la testa di Perugia, e chissà che gli incubi non possano anche tornare nelle teste degli uomini di Lollo Bernardi. Il filo conduttore della stagione perugina, solido e granitico, è un argentino dalle mani benedette. Luciano De Cecco non sta sbagliando nulla da mesi: porta ad attaccare la squadra su percentuali siderali nonostante la rice non sempre funzioni a dovere, dispensa qua e là momenti di pura estasi esibendosi in traiettorie sconosciute ai più, si autodefinisce “ciccione” in conferenza stampa generandoti una tenerezza cosmica da abbraccio compulsivo e nel tempo libero blasta pure la gente su Twitter in pieno stile Chicco Mentana de nojaltri. Più di tutti si meriterebbe un successo pieno, più di tutti ha contribuito nel cercare e cristallizzare quell’equilibrio precario nel quale vive la Perugia potenzialmente esplosiva di Gino Sirci. Speriamo non gli scoppi tutto in mano proprio ora.

Azimut Modena – Calzedonia Verona

L’accoppiamento più affascinante e non perché sono le squadre con la classifica più vicina. Modena-Verona è un crocevia di eventi, personaggi e sfaccettature che apre scenari inaspettati fino a poche settimane fa. Sotto la Ghirlandina è arrivato Dragan Travica, inserito in un gruppo mai così fragile e sofferente da due anni a questa parte. L’ex palleggiatore e capitano della Nazionale è stato chiamato a “dare una mano”, la sensazione è che la scelta di tesserarlo finisca per gettare ombre sulla convinzione della società nei confronti del suo pari ruolo Santiago Orduna, fino a ieri difeso a spada tratta dalle critiche e dalle vedove di Bruno*. La domanda reale è se questo innesto fosse realmente necessario in un organico che, dati alla mano, riceve e difende male molto prima di palleggiare male. La capacità di Dragan di reggere la pressione di una piazza non abituata a ruoli di rincalzo è un altro grosso punto di domanda: presentarsi in campionato dopo anni di assenza e scetticismo come questa sera, attaccare di seconda il primo pallone ricevuto e pigliare uno stampo a muro non ha avuto proprio il sapore di un prosecchino di benvenuto.Orduna contro Travica, Travica contro Baranowicz (altro superclassico di ritorno), Travica contro l’universo intero. La Verona di Grbic ci può provare, considerate le difficoltà avute  in stagione dai gialli all’interno delle mura amiche. Pur mantenendo una dipendenza da Kovacevic ai limiti del patologico, anche solo per una questione di mera presenza in campo, Nikola ha dato regolarità e disciplina al gruppo; il gap contro le più forti è sembrato ancora abbastanza sensibile per essere colmato del tutto, ma nel caso riesca a trasmettere quel controllo sconcertante sulla partita che aveva il Grbic giocatore, chissà…

*nota a margine: vista la sentita partecipazione espressa sui social nei confronti della sua ex squadra, auguriamo a Rezende Junior di rifarsi presto una vita. Qualora l’azione farmacologica risulti insufficiente, uno psicoterapeuta può essere di aiuto.

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