#DalVivo: le meglio e le peggio cose di Modena-Verona

Di ritorno dall’anticipo di gara 1 dei quarti playoff a Modena, piccola narrazione di fatti più o meno dimenticabili del sabato sera al Palapanini.

La proverbiale sicurezza di Andrea Giovi
Mi perdonerà l’autore/autrice per la lacuna, ma non ricordo chi scrisse che “non ci si può fidare di un libero che non porta le ginocchiere“. Concordo, a meno che il suo nome non sia Sérgio Dutra dos Santos. E non è il nome di Andrea Giovi.
Sul finire di quarto set, in un momento delicatissimo della partita, con Verona a due passi dal traguardo, nel controllare una difesa lunga di Modena scendere pericolosamente nei pressi della riga Giovi lascia cadere la palla, battezzandola fuori non senza dedicare agli astanti uno sguardo di fiera tracotanza. Risultato? Check di Tubertini, bacino al bordo esterno della riga, Giovino esposto al pubblico ludibrio e allo sguardo incendiario di Nikola Grbic. E non so delle due cosa sia peggio.

Il filo elettrico Ngapeth-Baranowicz
Sempre nel quarto set iniziano ad accendersi gli animi tra quei due lord universalmente riconosciuti di Earvin Ngapeth e Michele Baranowicz. Il genio francese, negli ultimi tempi visibilmente arrotondato come una tigellina ripiena, si becca sotto rete con il regista della Calzedonia dopo un punto contestato. Sembra prenderla sul ridere, ma nei suoi due attacchi successivi gli batte la boccia in testa come se fosse un tamburo. Per il disappunto di tutti i presenti ciò non ha purtroppo sortito effetti sui movimenti di Baranowicz, che ha continuato a ricercare il posizionamento sotto la palla con la stessa eleganza di un hooligan ubriaco verso la toilette dell’autogrill. Ballando una cosetta a metà tra la taranta, il twist e la haka.

Dragan Travica e la sindrome di Calimero
Vi racconto un piccolo aneddoto personale. A otto anni iniziai un corso di nuoto, avevo già imparato i fondamentali al mare con la famiglia, così quando arrivai in piscina mi sentii così forte da aggregarmi ai bambini “esperti”. Non appena entrai in acqua andai in panico, sprofondai come un piombo e mi tirarono su di peso, mi vergognai a morte e piansi disperatamente per ore.
Ecco, gli ingressi in campo di Dragan Travica in questa sua piccola parentesi modenese mi ricordano tanto quel giorno. Ieri sera Tubertini lo spedisce in campo negli ultimi punti del primo parziale: sul set point Verona, al primo pallone toccato tenta, nuovamente, un attacco di seconda come già fatto settimana scorsa contro Piacenza. Stavolta non si piglia una fossa, ma Baranowicz (guarda un po’) lo difende, la palla vaga sul nastro e nel contrasto a rete con Kovacevic il serbo ha la meglio e Dragan si insacca a terra senza coprire. Punto e set andato. Attimi ulteriori di gelo li abbiamo su un’alzata a una mano sulla quale Travica sbaglia il tempo di salto e la colpisce quei venti centimetri sotto la parte alta del nastro. Dragan stava lì, a metà tra il capolavoro e la cazzata. Indovinate come è finita.

Unaesthetic: il servizio di Stefano Mengozzi
A inizio terzo set, sull’uno pari, Nikola Grbic tra lo stupore generale mette a sedere Simone Anzani e si gioca la carta di Stefano Mengozzi, centrale dalla vitalità contagiosa e bellezza non percepibile ad occhio nudo, che condivide con il pari ruolo trentino Van De Voorde il discutibile vezzo del calzettone tirato su al ginocchio, che fa tanto pallavolo femminile e Mila e Shiro. Sembra un azzardo, nei fatti il suo ingresso si rivela più che dignitoso: Baranowicz lo vede poco, ma in attacco fa tre su tre, mette giù due muri e si produce in un certosino lavoro sporco che permette alla squadra di rigiocare. Nella memoria collettiva, però, rimarrà il suo bizzarro movimento al servizio: in rincorsa breve, parte tenendo il pallone all’altezza dei piedi, tra la mondina e il sacrificio, per poi allungarsi nel lancio di palla e ritornare in assetto. La sua battuta risulterà di efficacia discutibile, ma ammettiamo di aver riso molto e incontrollatamente.

Aesthetics: Nikola Grbic icona di stile
So di essere spudoratamente di parte. Ho adorato il Grbic giocatore come una divinità pagana, piansi quando si ritirò dalla nazionale serba dopo il podio mondiale del 2010 e il suo addio di tre anni fa al rettangolo di gioco è un vuoto che in me resterà sempre incolmabile. Il suo ritorno alle scene nelle vesti di allenatore ha parzialmente compensato questa assenza, ritenendo Nikola un fine pensatore di questo sport. I palleggi di ieri sera non gli hanno reso onore, aggiungiamoci una palese doppia non fischiata a Ngapeth che lo ha scosso in profondità, scuotimento che in lui si manifesta sottilmente con lo stritolamento del rotolo di fogli che tiene sempre in mano a bordo campo.
Il carisma lo ha sempre accompagnato, ora che suole vestirsi in completo Six Feet Under ancora di più. Ieri sera non abbiamo potuto fare a meno di notarlo, elegante e marziale nel suo passeggiare davanti alla panchina.
Complimenti vivissimi Nik, dai un bacino al tuo sarto.

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Ringrazio per gli spunti e la bellissima giornata le mie compagne di viaggio @effe_vi, @proxyebbasta, @__iaia, @Sherlock_Silvia e @tancapessuncaz 

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