The Eternal Sunshine of the Setter’s Mind

Cronaca di una partita nella partita, più bella della partita stessa.

Cosa succede quando si scontrano due registi tra i migliori interpreti del ruolo al mondo?
Succede, almeno da queste parti, che il risultato, i numeri, la cronaca, passino in secondo piano. Ti ritrovi a guardare una partita in cui la trama del film, finalmente, fila, ha un suo senso. Non sempre gli attori eseguono a dovere, ma l’idea risplende e illumina. E ci si ritrova mentalmente in trip sulle note di Led Zeppelin II.

Perché proprio questo disco? Perché non c’è nulla di così brutalmente estasiante come la presenza scenica, la personalità e la voce di Robert Plant unite alla chitarra immortale di Jimmy Page. Non c’è spazio per la cortesia, il duello è acido e graffia pelle e anima a colpi di tocchi magici e traiettorie. Scacchi, giochi di prestigio e roulette russa. In una parola, la Bellezza.

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Luciano e la Magia

Perugia-Trento parte con gli ospiti subito avanti, Lorenzetti ha tracciato una linea ben precisa sulla quale i suoi ragazzi hanno fatto bene i compiti: sfiancare Berger in seconda linea e mettere la museruola a Zaytsev in posto 4, manine basse e angoli chiusi a muro. Studiare va bene, ma non è sufficiente: la ricezione di Trento traballa allo stesso modo di quella perugina e nei primi minuti i due protagonisti del nostro duello preferito faticano ad entrare in scena, serve un’iniziativa e il primo a caricare il revolver è Giannelli. Il Principe ama il rischio, decide di fintare un palleggio che si conclude invece con una fucilata di seconda, stampata a sangue da Podrascanin. Il ragazzo, lo sappiamo, non se le tiene, ha la fame del punto, ma conosciamo anche la sua abilità nel resettare e farne tesoro.

Dall’altra parte De Cecco tiene in freezer Atanasijevic per venti minuti buoni, la rice ballerina figlia delle scelte tattiche di Trento in battuta non gli permette di avere carte buone in mano, così attende paziente che la sua seconda linea si assesti e gli dia modo di mischiare il mazzo. È nel rush finale del primo set che Luciano comincia ad esibirsi: la rapidità di uscita in palleggio rovesciato è un suo brevetto, in pochi scambi scongela il suo opposto e la lettura delle sue mani da parte del muro avversario comincia ad accusare una sensibile confusione. L’argentino detta tempi e direzioni aprendo varchi e opzioni credibili, Atanasijevic trivella il suolo e dopo aver ricucito lo svantaggio, sul punto a punto il set va in cascina.

Se a De Cecco non mancano le bocche da fuoco, Giannelli non trova punti di riferimento in palla alta. È una consuetudine della stagione, ma come scrisse il buon Alessandro Trebbi su @Volleyball_it, Trento ha qualcosa in meno delle altre, ma “Giannelli la impasta in maniera che questa differenza non si veda“. L’ingrediente principale della ricetta è la scommessa, e la scommessa è roba che possono permettersi solo pochi Eletti: in totale mancanza degli esterni, Simone spinge sui propri centri spremendoli come limoni, disegnando linee rette sulle quali Solè (di più) e Van De Voorde si avventano seguendone la velocità. Detta così sembra semplice, nella realtà si tratta di meccanismi mentalmente provanti, di portarsi oltre il limite, quel limite che a Solè sfugge proprio nel momento clou del primo parziale: liberato da una sette velocissima, Seba perde il campo e manda Perugia al set point decisivo. Fa tutto parte della scommessa, l’errore sposta comunque l’attenzione del muro della Sir liberando le corsie esterne per il proseguo della contesa, esattamente come in gara 1: stremare una risorsa per recuperarne tre.

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Il Principe e l’Irriverenza

Il capolavoro inizia a consumarsi dal secondo set in avanti, momento in cui i due contendenti della tenzone salgono in cattedra facendo vergognare tutti i presenti, live e sul divano, di essere nati sul loro stesso pianeta. Luciano si inventa un palleggio a una mano verso posto 1 disegnato al millimetro che provoca infarti a grappolo sparsi su tutto il globo terracqueo, non prima di essersi preso dagli infartuati stessi quintali di applausi a scena aperta; Giannelli di contro opera chirurgicamente sul parziale destabilizzando con la propria battuta il sistema di ricezione della Sir, alternando al solito tracciante 1 verso 5 servizi float e in salto corte in diagonale e cimentandosi in ricostruzioni lucidamente folli, mandando il muro perugino a cogliere margherite.

La tregua non appartiene a questo mondo: il regista sudamericano raccoglie il guanto di sfida e comincia a scatenare il proprio primo tempo e Podrascanin fa un paio di buchi in terra che tuonano fino in Riviera, il muro trentino non pesca mai la carta giusta e, nel momento in cui le opzioni per Luciano aumentano, la dispersione ne è la logica conseguenza. Le sue armi in attacco fanno più male di quelle del Principe, la differenza di punch è sensibile anche senza Russell e con Ivano depotenziato rispetto a settimana scorsa. A Giannelli non resta che esibirsi in un’ultima oscenità, anche lui a una mano, anche lui all’indietro, sulla quale Stokr non può sbagliare, pena l’essere incenerito dall’ira divina.

Per la cronaca, ha vinto Perugia, in quattro set. Ma ne avremmo voluti almeno venti.

 

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