Earvin l’Alieno

di Gian Marco Porcellini

Vi ricordate quando Maurizio Mosca etichettava la pallavolo come uno “sport per cretini, una rottura di scatole sempre uguale”? Se il compianto giornalista fosse ancora tra noi, sono convinto che ammirando Earvin Ngapeth si ricrederebbe sulla bellezza del volley. Non sarà una rivoluzione paragonabile all’avvento del rally point system, ma la pallavolo dello schiacciatore di Modena è destinata ad influenzare come nessun altro la seconda decade degli anni 2000. Uno stile basato sullo sfalsamento dei livelli del gioco, dilatati fino a essere stravolti.

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Il silente addio dello sguardo celeste

L’articolo sul ritiro di un giocatore che hai amato è sempre quello che non vorresti mai scrivere. Il saluto alle scene di uno sportivo è un fatto ineluttabile, eppure ce ne sono alcuni che lasciano un vuoto incolmabile, una sensazione di straniamento melanconico, nonostante l’avvicinarsi dell’ovvia quanto inevitabile decisione.

Ecco, io questo ritiro un po’ me lo aspettavo. Ma il presentimento non lenisce il dispiacere.

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