Cambio casa

Come anticipato durante l’estate, ci sono stati diversi lavori in corso che hanno riguardato questo spazio e la mente malata che lo cura.
Ebbene sì, si cambia casa. 
Tranquilli, questo blog NON chiuderà, sarà solo “traslocato” in altra sede a mezzo pulmino hippy alimentato a moscow mule.
So di aver promesso, ormai mesi fa, una panoramica su Mia, l’ormai noto premio Pulitzer dell’estate pallavolistica, ma la vita mi ha portata ad occuparmi di troppe cose in una volta per recensirlo come avrei voluto. Forse ci ritornerò, per chi non ha mai affrontato il capolavoro in questione posso già anticipare che siamo sui livelli stellari di Amore Eternit, ma con una differenza sostanziale.
Amore Eternit è scritto meglio.

Con questa riflessione intellettualoide e piena di speranza vi lascio e vado a fare fagotto verso Civitanova.
Il nuovo indirizzo di casa Break Point sarà comunicato a breve.

A presto, amici.

La Redazione. Cioè io.

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Frammenti di una stagione: quando tutto finisce

Il titolo è serioso, il corpo lo sarà, la goliardia arriverà (molto presto, promesso). Non mi dilungherò in disamine sulla finale scudetto, non per sminuirla, anzi: confesso di aver immaginato più volte lo sguardo compiaciuto dello Zio Chicco Blengini, seduto sulla proverbiale riva del fiume, boccia di vino d’annata e colletto alzato, intento ad osservare i cadaveri di chi gli dava dello “zero tituli”.  Ma questa è un’altra storia.

Storie, appunto. Di un film durato mesi, nel cuore mi restano quattro frammenti.

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Earvin l’Alieno

di Gian Marco Porcellini

Vi ricordate quando Maurizio Mosca etichettava la pallavolo come uno “sport per cretini, una rottura di scatole sempre uguale”? Se il compianto giornalista fosse ancora tra noi, sono convinto che ammirando Earvin Ngapeth si ricrederebbe sulla bellezza del volley. Non sarà una rivoluzione paragonabile all’avvento del rally point system, ma la pallavolo dello schiacciatore di Modena è destinata ad influenzare come nessun altro la seconda decade degli anni 2000. Uno stile basato sullo sfalsamento dei livelli del gioco, dilatati fino a essere stravolti.

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Il silente addio dello sguardo celeste

L’articolo sul ritiro di un giocatore che hai amato è sempre quello che non vorresti mai scrivere. Il saluto alle scene di uno sportivo è un fatto ineluttabile, eppure ce ne sono alcuni che lasciano un vuoto incolmabile, una sensazione di straniamento melanconico, nonostante l’avvicinarsi dell’ovvia quanto inevitabile decisione.

Ecco, io questo ritiro un po’ me lo aspettavo. Ma il presentimento non lenisce il dispiacere.

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Volley all’eternit: fenomenologia del bimbominkismo

 

In queste giornate di pasti abbondanti e fancazzismo spinto la Superlega ha visto i suoi protagonisti comunque impegnati in due turni di campionato, che per noi aficionados hanno rappresentato una piccola tregua dall’overdose di parenti e dal tasso alcolico perennemente a livelli d’allerta.
Ah no, quello è rimasto. Continue reading “Volley all’eternit: fenomenologia del bimbominkismo”